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Scritture

Una giornata di Ciro a Madrid

Acchiappo al volo un manifestante. Un manifestante di mattina. Mi annuncia: «Il 15 settembre grande marcia nazionale a Madrid. Ci saranno tutti»

Antonella Marrone
martedì 31 luglio 2012 12:08

A Madrid fa caldo, molta gente è già in vacanza, molta ci andrà ad agosto. E la lotta? La lotta a Puerta del Sol non va in vacanza?

Il mio amico si chiama Pedro, no, forse Juan, o può darsi André, non lo so. Abbiamo parlato, fatto un pezzetto di manifestazione insieme, poi, salutandolo mi sono dimenticata di chiedergli il nome. Aveva la maglietta dei minatori in lotta, capelli lunghi, barba e occhiali alla Gerry Garcia, orecchino. Non più di 35 anni. «Intanto ti do una notiza - mi dice - è stata decisa una grande manifestazione nazionale per il 15 settembre, una marcia di tutti i movimenti sociali. Una cumbria social, intiendi?»

Intiendo. Ma senti un po', come mai in questi "assembramenti" (come direbbero in questura) che appaiono e scompaiono veloci tutti giorni, non ci sono mai bandiere dei partiti, dei sindacati, striscioni. Sai in Italia se non hai una "bandiera" non sei nessuno, insomma, più che altro non ti si fila nessuno, ti scambiano per un "viola"! per un 5 stelle... «Aqui, qui ci sono, ci sono i sindacati, c'è il movimento. Tutti abbiamo aderito alla cumbria, anche se i partiti non compaiono. E probabilmente, vedrai, proprio il 15 settembre verrà annunciata la huelga general». Sciopero generale.

A Puerta del Sol sono un gruppetto di funzionari pubblici, protestano contro i tagli, contro la privatizzazione dei servizi, contro la svalutazione dei propri stipendi. Sono qui da tre settimane, tutti i giorni dalle undici di mattina, in turni di mezz'ora l'uno. Si danno il cambio e dopo avere presidiato la piazza si spostano e fanno il giro dei ministeri. Sempre fischiando (il fischietto è d'ordinanza), gridando slogan. Tutti giorni, anche ora che è estate? «Bueno, anche ahora e ad agosto pero soltanto il viernes , venerdi. Perché è muy difficile la lotta in agosto». I giovani preferiscono la sera, infatti. Ma la gente partecipa o sono solamente i giovani indignati a fare politica? «No, questa generazione nuova non ha dimestichezza con la politica, vive la sconfitta della politica, veramente. Non credono e non vogliono i partiti. Es un problema per la hizquierda, vale? perché non riesce a radicarse e non cresce». La protesta cresce però. Non solo a Madrid, giusto? «Tutta la Spagna è coinvolta, il merito dei movimenti di questi mesi è aver "imposto" alla gente di interrogarsi, di porsi domande su quanto sta accadendo nel nostro paese e in Europa. Noi abbiamo un presidente del consiglio che è il miglior alunno della Merkel, vale?». Eh si vale, però ce lo avete messo, cioè è stato votato. «Es una risposta ai disastri della hizquierda. Pero credo che il clima sta cambiando. Madrid è una città molto conservatrice, eppure comincia ad interessarsi».

Intorno a noi fischietti e cartelli con le forbici e il No. Così a Madrid in questo giorni: improvvisamente si materializzano gruppi di persone, chiaramente lavoratrici e lavoratori, in punti strategici della città, stanno un po' a fischiare, a protestare, scandire slogan, eppoi scompaiono. E' successo tre giorni fa sulle scale del Museo Sofia Reina, nei giardinetti del Prado, sulla Gran Via. Gruppi di una trentina di persone, non di più. Eppure ci sono e si sentono. Senza tanti fronzoli. Una lotta a piccole e costanti dosi, la sera, al calar del sole, ci scappa pure il dibattito in piazza con traduzione simultanea per i non udenti (una ragazza traduce gli interventi con il linguaggio dei gesti). Poi ci sono anche manifestazioni maggiori, in contemporanea, come quella dei tassisti, lungo il Paseo de La Castellana, un po' più tesa di quella dei funzionari pubblici. I tassisti protestano, ma pensa tu? contro la liberalizzazione del settore.

A Madrid fa caldo, ci sono tanti turisti. C'è lo spread che vola, e il lavoro che "atterra": il numero dei disoccupati raggiunge i 5.693.100, 24,6% della forza lavoro, in base al secondo trimestre del EPA (Encuesta de Población Activa pubblicata dall'Istituto Nazionale di Statistica). Già ci sono 1,737,600 famiglie con tutti i membri disoccupati. La disoccupazione cresce in Andalusia e nelle Isole Canarie e si riduce a Isole Baleari, Catalogna e Valencia. Una situazione che spacca la Spagna in due.

Non resta che prendere la metro e arrivare a Principe Pio, li a piedi verso il Casa Mingo, tavolinetti di legno, botti e un bicchiere di sidro. Per pensare al futuro e alla lotta.