Globalist:
 
Connetti
Utente:

Password:



Scritture

La pantera avvistata e la pantera che ci manca

Hanno rivisto la pantera. Come 23 anni fa. Stavolta a Firenze. Ma forse hanno solo voluta rivederla. Per ridare un'opposizione a questo paese

Stefano Bocconetti
domenica 29 luglio 2012 12:57

La pagina Web della Nazione con le immagini della pantera
La pagina Web della Nazione con le immagini della pantera

L'hanno rivista. Per tredici secondi, immortalata in un filmato che comunque non è chiarissimo. Però, l'hanno rivista. Certo, non può essere la stessa di ventitrè anni fa. Perché più o meno tanto dura la sua vita. Forse è un'altra o forse - perché no? - è addirittura sua figlia. In ogni caso l'hanno rivista. L'hanno voluta rivedere.
Come quella sera di fine dicembre dell'anno più importante del secolo scorso, l'89. Quando alle propaggini di Roma, per primi due ragazzi segnalarono una pantera. Una pantera a Roma. Erano giorni, quelli, in cui l'occupazione dell'università di Palermo, il corteo - sempre in Sicilia - degli studenti medi aveva dato il via ad una nuova stagione del movimento studentesco. "Nuova stagione", non la solita riproposizione del movimento studentesco. Perché dopo tanto tempo, quei ragazzi e quelle ragazze - che nel giro di un mese occuparono in Italia tutto ciò che c'era da occupare - provarono ad anticipare i media e ad autodefinirsi: apartitici ma non apolitici, radicali ma non violenti. Antifascisti. E si autonominarono "il movimento della pantera". Perché nel frattempo, lo strano felino continuava le sue incursioni attorno a Roma, spingendosi fino in Umbria. Sempre avvistato, fotografato, inseguito. Ma mai catturato. Sempre libero. Al punto che cinque mesi dopo il primo "allarme", la polizia decise di lasciar perdere. E smise di darle la caccia.
Ora l'hanno rivista. Nella campagna attorno a Firenze, nei boschi del Crespello. L'hanno vista due cacciatori. Uno di loro è riuscito a riprenderla, col telefonino. Pochi secondi, si diceva, che non chiariscono un bel nulla. Si vede un animale, probabilmente un felino, che fa un breve giro in uno spiazzo senza arbusti, poi rientra nella boscaglia.
Nessuna analogia, beninteso, con ventitrè anni fa. Allora c'era mezza Italia che faceva il tifo per la pantera romana. Tanto che ogni volta che sembrava stesse per essere catturata, al centralino del "113" arrivavano decine di false segnalazioni, per depistare gli agenti. Oggi, probabilmente no. Oggi l'hanno avvistata due cacciatori, che hanno segnalato il loro incontro ad un giornale di destra, La Nazione e che, probabilmente - vista la loro "qualifica" - se avessero potuto avrebbero sparato all'animale ed esposto il loro trofeo in qualche bar di paese.
Oggi è tutto diverso. Ma è anche diverso il modo con cui la notizia - quasi ignorata dai media ufficiali - s'è propagata. Attraverso Twitter, soprattutto. E pian piano la notizia è diventata un'altra cosa. E' diventata il "bisogno" di pantera.
Insomma, forse quello di Firenze non era il feroce felino, forse era un altro, più modesto animale. Però, c'è tanta voglia di "pantera". Di un grosso felino che arrivi all'improvviso e spaventi tutti. Proprio come ventitrè anni fa. Spaventi. Questa maggioranza, naturalmente, quest' "ABC", capace di fare cose che all'epoca di Galloni avrebbero indignato gli stessi democristiani. Questa maggioranza che non ha messo solo a rischio il welfare ma sta distruggendo la democrazia, supina ad un potere tecnocratico che nessuno ha eletto. Questa maggioranza, ancora, che vota il "vincolo di bilancio" che fa inorridire lo stesso Obama, sperando che dopo le elezioni tutti se ne dimentichino. La pantera potrebbe spaventarli. Ma potrebbe e dovrebbe spaventare anche e soprattutto quest'opposizione. Che ha il suo alfiere in un ex poliziotto che pretende le "scuse pubbliche" anche dai ragazzi massacrati a Genova. Questa opposizione che incalza un pezzo di questa maggioranza, pensando che un voto alle primarie e un programma ben scritto possano, lo stesso, far dimenticare quel che è avvenuto in questi mesi. Questa opposizione, ancora, che sa solo rispolverare i suoi vecchi simboli, presi pari pari dal secolo scorso e metterli sopra a tutto ciò che si ribella. Questa opposizione che ancora discetta fra chi sia più a sinistra fra Hollande e Melanchon, scordandosi di vedere che lì, a Parigi, qualcuno ci sta davvero provando. Potrebbe e dovrebbe spaventare tutti. In un paese, dove "il sindaco fuori dai giochi di Palazzo", come prima cosa fa le stesse cose che ha sempre fatto il Palazzo: mette i divieti, prendendosela con chi vuole solo ritagliarsi un piccolo spazio libero. Magari per bersi una birra in un giardinetto di Parma. Questo paese che "con l'Udc si potrebbe anche fare ma solo se cambia". Questo paese che "grande Pisapia che fa le unioni civili!" ma poi dice un secco no ai matrimoni omosessuali. Questo paese che "tanto sono tutti uguali". Questo paese "trasversale", oltre la destra e la sinistra. Questo paese, insomma.
Forse per tutto questo hanno voluto vedere la pantera. Un po' come il "Papa nero" invocato da quelli del centrosinistra, in uno dei tanti "passaggi chiave" in cui non sapevano cosa dire. Ma il "Papa nero" era solo un escamotage linguistico. La pantera - la pantera nera - invece era vera. Non s'è mai fatta catturare ma ha lasciato tante tracce dietro di sé. Visibili a chiunque volesse vederle. Sì, probabilmente è arrivato il momento che ritorni. E intanto qualcuno l'ha già rivista. Forse.