
In qualcosa, almeno, facciamo scuola. Chissà come si dice in inglese, forse presi dalla scrittura twittizzata potremmo definirlo "mamm1", ovvero "mammone" il nuovo giovane americano.
Secondo uno studio dell'Università dell'Ohio, dopo la recessione del 2008 anche
negli Stati Uniti molti ragazzi tra i 20 e i 34 anni rerstano a casa con mamma e papà, soprattutto se uomini e non laureati. Secondo i
dati pubblicati nell'ambito del progetto US2010, i giovani adulti
che vivono con i genitori sarebbero aumentati in media del 6 per
cento dopo la crisi, con un salto dal 17 al 24 per cento tra il
1980 e il 2009.
«La grande
sorpresa è che l'aumento riguarda tutte le categorie», spiega a Usa Today Zhenchao Qian, tra gli autori dell'indagine. La
crescita più consistente tuttavia interessa la fascia dei più
giovani, tra i 20 e i 25 anni, al 43 per cento ancorati a casa. Le cause:
insicurezza finanziaria, debiti contratti per
pagare gli studi.
Si rimanda quindi l'uscita con o senza matrimonio, anche perché, sempre secondo l'analisi, anche chi decide di sposarsi non
è escluso dal fenomeno: un americano su dieci
tra i 30 e i 34 anni vive con i genitori, nel 20 per cento dei
casi perchè tornato a casa dopo un divorzio.
Chi resta a casa più a lungo? I ragazzi, spiega Qian, meno motivati ad
allontanarsi in quanto non coinvolti nelle faccende domestiche.